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venerdì 27 novembre 2015

Echinodorus quadricostatus "magdalenensis"

Dopo  Hemianthus callitrichoides, Utricularia graminifolia,e Lilaeopsis  ho aggiunto l' Eleocharis parvula alla lista dei fallimenti per un primo piano decente.
Tutte queste specie, dopo un apparente attecchimento iniziale, sono state progressivamente soffocate dalle diverse alghe. Trattandosi di piante con steli molto sottili i tentativi di liberarle dalle alghe non hanno fatto altro che accelerare la loro scomparsa.

In questo caso il problema è stato accentuato da una serie di problemi iniziati dalla radice che avevo introdotto lo scorso novembre e che, all'inizio delle estate, ha iniziato a marcire riempendosi di alghe (in particolare BBA).
Dopo la sua rimozione l'acquario, che già era svuotato del suo elemento principale,   ha subito un ulteriore infestazione da parte di un'alga che non era mai stata presente in precedenza e che ho identificato come Cladophora crispata.

Ulteriori pulizie hanno portato quindi all'eliminazione quasi totale delle piante, ad una sostituzione di parte del materiale del fondo.

Con pazienza ho iniziato ad allargare le poche piante rimaste e dopo una pulizia approfondita ho spaccato una delle rocce rimosse a novembre per distribuirne i piccoli pezzi in vari punti. Lo scopo era quello di riempire un po' i vuoti e di farlo dando un estetica più naturale al tutto.

A questo punto ho rinunciato all'idea di un pratino in primo piano e mi sono orientato verso l' Echinodorus quadricostatus "magdalenensis" che è considerata una pianta facile e a crescita e diffusione rapide.


Ho raccolto alcune informazioni da varie fonti:

Echinodorus quadricostatus "magdalenensis",  Tropica No. (068)


Famiglia: Alismataceae
Provenienza: Sud America (Colombia)

Dimensioni:
Altezza: 5-15 cm
Larghezza: 10-15 cm

Valori dell'acqua:
Temperatura: 18-28°C
Durezza: tenera-media
pH: 6 - 8

Caratteristiche:
Crescita: Veloce
Luce: Bassa
CO2: Bassa
Difficoltà: facile

Si conoscono 3 varietà di Echinodorus quadricostatus che differiscono per l'habitat e per i semi.
La varietà Echinodorus quadricostatus "magdalenensis" è una bella pianta molto adatta da primo piano, di colore verde-chiaro, che crea un bel contrasto con le piante di colore verde-scuro presenti in acquario. Il nome è derivato dal suo ambiente naturale, il fiume Magdalena in Colombia.
La foglia spadata è larga 0,5 - 1 cm
Si tratta di specie spermatofite ma i fiori piccoli e bianchi si sviluppano solo al di sopra della superficie dell'acqua. In acquario ssi riproduce per via vegetativa - dalle propaggini ( germogli laterali ) . E' possibile tagliare il germoglio laterale quando piantina ha messo radici .Solitamente la pianta produce diramazioni ogni 5-10 cm sul fondo dell'acquario e le nuove piante si sviluppano molto presto. La pianta madre trasferisce molte delle proprie energie alle nuove piante e se la connessione viene tagliata, la pianta madre cresce in modo vigoroso. 


La pianta da me acquistata si presentava in buone condizioni con un paio di propaggini già sviluppate.
In realtà una volta estratta dal vasetto le piante si sono rivelate essere due di cui una con due propaggini di buona grandezza(che ho seprato immediatamente) e una con una propaggine piccola in fase di sviluppo.
Ho quindi ottenuto 4 piante con un solo acquisto...
Spero in una crescita relativamente rapida in modo da poterle distribuire su tutto il primo piano.


lunedì 2 febbraio 2015

Eleocharis parvula

Continuando il rinnovamento dell'acquario ho deciso di riprovare a creare un prato di primo piano.
L'idea è presente fin dal progetto iniziale ma i precedenti tentativi con Hemianthus callitrichoides, Utricularia graminifolia,e Lilaeopsis sono clamorosamente falliti probabilmente a causa della luce troppo scarsa.

Dopo aver cercato una pianta meno esigente per il primo piano ho deciso di ordinare un vasetto di Eleocharis parvula. Il mio commerciante di fiducia mi ha fatto arrivare una confezione della Anubias in cui la pianta è immersa in gel di coltivazione che va adeguatamente sciacquato.

La confezione, molto elegante riporta i dati delle condizioni ideali di coltivazione


 e contiene un fitto insieme di piantine il cui volume è più o meno equivalente a quello dei tradizionali vasetti.


Come da raccomandazioni ne ho ottenuto una serie di ciuffi che ho piantato, un po' distanziati fra loro, in un'area appositamente liberata nell'acquario.



L'idea è di allargare la superficie dedicata una volta verificato che le piante attecchiranno in maniera adeguata.




Come per altre piante riporto una scheda ottenuta cercando i dati da più fonti possibile:

Eleocharis parvula, Tropica No. (132C)

Famiglia:  Cyperaceae
Genere: Eleocharis
Nomi comuni: giunchina piccina o giunchina minuscola
Provenienza: Europa e Africa, diffusa anche in qualche zona del continente Americano. In italia è presente in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna.

Dimensioni: Altezza massima 15cm
Altezza media: 5-10 cm.
Larghezza media: 8-10 cm.

Valori Dell'acqua:
Temperatura: 10-28°C
Ph: 6-7,5 (8.0 secondo alcune fonti)
Gh: 6-20 (5-15°dGH secondo alcune fonti)

Luce: Illuminazione da moderatamente intensa ad intensa

Moltiplicazione: Tramite stoloni

Morfologia:
piccola pianta aghiforme a rosetta. In condizioni idonee stolona e produce nuove piantine con sorprendente rapidità, andando in breve tempo a colonizzare tutto il fondale. L'altezza massima in acquario dipende dalle condizioni  di luce, e può variare da 2 a 10 cm.


Può essere facilmente confusa con la sorella maggiore Eleocharis acicularis. Una volta adattata alla sommersione invece sarà praticamente impossibile confonderla con la E. acicularis, prorio per la netta differenza di lunghezza delle foglie (maggiore in E. acicularis e minore in E. parvula).

Caratteristiche:
Pianta palustre adattabile sia a coltivazione emersa che sommersa. Prolifera lentamente tramite stoloni sotterranei, va coltivata in folti gruppi con i quali è possibile creare pratini.

Necessita di una fertilizzazione perlopiù del substrato.

E' consigliabile piantarla in un substrato sabbioso o a grana fine per evitare la rottura delle fragili radici.

Va piantata in piccoli ciuffetti posti a distanza tra loro.

Per far si che cresca bassa e che metta gli stoloni che portano alla formazione di un vero e proprio prato in acquario, necessita di un'illuminazione intensa e di un'abbondante erogazione di CO2.


Posizione In Acquario:

adatta alla zona anteriore della vasca e/o per attorniare la base di gruppi rocciosi. In allestimenti in stile "Iwagumi" viene spesso usata per coprire l'intera superficie piantumabile dell'acquario.


Modalità di Riproduzione:

in natura si riproduce grazie a minuscole infiorescenze prodotte in emersione, evento pressochè impensabile in acquario, ove l'unico modo per riprodursi è la stolonatura o, volendo, il taglio e lo spostamento di porzioni di stolonatura. Sotto un'illuminazione intensa consiglio di potare frequentemente questa pianta, con forbici specifiche a punta curva ben affilate, la pianta reagirà rapidamente producendo foglie sempre più piccole, otterrete così una crescita più compatta e densa.





lunedì 17 novembre 2014

Restart

E' passato oltre un anno dall'ultimo appunto che ho scritto sull'acquario. Il motivo è relativamente semplice: non c'era nulla da scrivere.Niente novità, niente alghe, niente nuovi pesci o piante.

Nel frattempo stavo progettando un rifacimento del layout che passava per la sostituzione dei legni presenti (che dopo sei anni in immersione, si stavano decomponendo) e per la rimozione delle pietre che erano ormai coperte di alghe (BBA).



Lo scorso autunno ho iniziato una ricerca di rami di essenze nostrane. Ma i legni più belli che mi capitava di raccogliere, erano tutti troppo teneri (principalmente salice) o appartenenti a specie resinose. Stavo cercando di decidere se un bellissimo ramo di magnolia, da me recuperato, poteva essere utile, quando, in giardino, si è presentata la necessità di rimuovere una pianta di rosa canina divenuta troppo ingombrante. Dopo avere estirpato le radici mi sono  reso conto che una loro porzione (erano enormi) poteva essere usata per l'acquario.

Ho provveduto ad essiccare il ceppo durante l'anno appena trascorso, lasciandolo all'aria aperta finché, ad agosto, ho tagliato la porzione di radice che mi interessava. Ho trascorso un pomeriggio a fare prove di posizionamento con l'aiuto di un paio di cartoncini che avevo tagliato alle dimensioni dell'acquario.




Trovata la posizione che mi soddisfaceva ho tagliato un paio di rami che eccedevano lo spazio disponibile e ho scattato un paio di immagini che mi aiutassero a ricordare la posizione scelta. Al termine l'ho immersa in acqua in una ampia bacinella.

Nel frattempo nell'acquario ho iniziato a rimuovere due delle tre pietre presenti e, visto che la parte posteriore del fondo mi è sempre sembrata bassa, ho aggiunto ulteriore akadama al ritmo di un bicchiere per ogni cambio d'acqua: Per evitare di creare nuvole di polvere ho sciacquato preventivamente l'akadama in una vaschetta, poi raccolta con un bicchierino di plastica la immergevo molto lentamente tenendo la mano al di sotto del bicchiere già rovesciato. A questo punto era semplice rilasciare il terriccio nel punto desiderato senza disturbare i pesci presenti.

Due volte alla settimana, inoltre, provvedevo a cambiare l'acqua nella bacinella in cui la radice era immersa in quanto, per l'enorme quantità di tannino rilasciata, diventava di un colore marrone scuro nell' arco di un paio di giorni.
Pensavo di venirne a capo in un paio di settimane o al massimo un mese ma ho dovuto continuare con i cambi d'acqua fino a metà ottobre prima di ottenere il rilascio completo dei tannini.

A quel punto ho deciso di dedicare una giornata alla difficile impresa di rifare il layout senza vuotare l'acquario.

Ho rimosso la pietra restante e tutte le piante a stelo dalla parte sinistra dell'acquario, zona in cui avevo deciso di allocare la radice. Prima di inserire la radice in acquario ho legato alcune porzioni di muschio  ai rami e ho collocato in posizione opportuna varie piante di Microsorum che avevo appena tolto dall'acquario.
Ho inserito la radice in acquario e collocato nel retro le piante a stelo lasciando il primo piano completamente sgombero.
Visto che nonostante i due mesi passati in acqua la radice aveva ancora la tendenza a galleggiare ho reintrodotto, come zavorra, una delle pietre rimosse per prime che,  rimasta per un paio di mesi all'aria e al sole, aveva perso tutte le alghe che la infestavano.



Anche se le modifiche sono incomplete il risultato è molto gradevole e da molti spunti per la sua evoluzione.



lunedì 11 luglio 2011

Recupero delle Anubias

Nonostante le cure, negli ultimi mesi, ho visto le varie piante di Anubias riempirsi di alghe verdi e ridurre progressivamente la superficie fogliare. Alcuni rizomi hanno iniziato a marcire portando alcune piante al collasso nonostante le cure.
Dopo aver tentato un po' di tutto per recuperare le piante ho deciso di concentrarmi su tre soli esemplari per un ultimo tentativo.
Il primo l'ho semplicemente spostato in un contenitore riempito di acqua dell'acquario e abbondante fertilizzante (compreso carbonio organico) in modo da essere certo non vi fosse alcun tipo di carenza. Questo esemplare è letteralmente imploso come altri in precedenza.
Il secondo esemplare, ricordando che le Anubias sono piante sciafile, l'ho posto all'ombra ed ha mostrato pian piano di migliorare le condizioni anche se non in maniera soddisfacente.
Per il terzo, ricordando che queste piante non vivono, in natura, sempre sommerse l'ho adagiato sulla lana di perlon di cui è composto il prefiltro. Ho fatto in modo che le radici più lunghe fossero immerse ma che il rizoma e le foglie rimanessero esposte all'aria.
Il risultato è stato notevole: la pianta ha perso le vecchie foglie sommerse, che comunque erano danneggiate, ed ha emesso nuove foglie che, per quanto piccole di dimensioni, presentavano un bel colore verde brillante.
Quanto la pianta ha raggiunto le tre foglie ho provveduto a rimetterla in acquario dove sembra rimasta stabile da un paio di settimane a questa parte.


Ho provato ora a spostare una seconda pianta (più malridotta della precedente) nel prefiltro per capire se la tecnica è riproducibile, Nel frattempo ho spostato gli esemplari rimanenti all'ombra di altre piante per stabilizzare le loro condizioni.

martedì 11 gennaio 2011

I problemi del muschio

Negli ultimi mesi non ho avuto molto tempo da dedicare all'acquario quindi mi sono limitato ad una manutenzione ordinaria fatta di cambi d'acqua regolari e potature.
Le alghe sono state una presenza quasi costante anche se sono riuscito a contenerle. La loro presenza mi ha costretto a prendere coscienza che l'utilizzo dei muschi in acquario è sicuramente da sconsigliare a meno di non avere in mente dei layout che li richiedano esplicitamente. Ho infatti notato che vengono facilmente attaccati dalle alghe che tendono a soffocare lo stelo di muschio e poi ad utilizzare la materia morta che ne deriva come nutrimento per poi attaccare le piante circostanti.



Altro punto a sfavore è la facilità con cui i piccoli frammenti di muschio si diffondono nell'acquario ad ogni potatura andando a proliferare in maniera casuale soprattutto dove non vorremmo assolutamente che fosse presente.
Per rimediare alla cosa sono solito aspirare con il tubo di gomma il muschio man mano che lo taglio ma il rimedio non è sempre efficace.

Spero nel corso di questo mese di avere un po' più di tempo da dedicare al layout che, onestamente mi sta stancando. In particolare mi pare manchi di profondità e di spazi aperti sopratutto a sinistra...

martedì 3 agosto 2010

Riorganizzazione lato sinistro

Da un po' di tempo l'acquario aveva un aspetto troppo pieno che creava un notevole disagio estetico. Il corretto bilanciamento e uso degli spazi vuoti è, a mio parere, fondamentale per ottenere un aspetto armonioso dell'insieme.
Nello stesso tempo le ultime modifiche effettuate al filtro avevano portato ad un assenza di alghe e ad un buon equilibrio della chimica dell'acquario per cui ero un po' restio a qualsiasi modifica...
Alla fine, la scorsa settimana, mi sono deciso: ho individuato il problema nel lato sinistro con un eccessiva presenza della Limnophila sessiliflora. Inoltre, sempre a sinistra, i legni che costituiscono l'hardscape erano troppo spostati verso il vetro frontale riducendo la profondità della composizione. Il principale ostacolo a rimediare questa situazione era dovuto alla presenza dell'Anubias abbarbicata al legno più vicino al vetro e con le radici ben interrate.

Per prima cosa ho provveduto ad una potatura dal basso di quasi tutta la Limnophila sessiflora. Ho recuperato la parte alta delle talee per ripiantumare il lato sinistro gettando la parte bassa più spoglia.
Poi, molto lentamente, ho iniziato a spostare il legno centrale e ruotarlo verso l'interno con l'Anubias ancorata. Grazie al fondo in akadama l'impresa è stata meno traumatica del previsto.
La rotazione del legno verso l'angolo posteriore sinistro ha ridotto lo spazio per la Limnophila per cui quando ho ripiantumato ho dovuto scartare parte delle talee.
Ho completato l'opera potanto l' Hemianthus micranthemoides, in primo piano, e le Cardamine lyrata e Ceratophyllum demersum a sinistra.

Dopo una settimana la Ceratophyllum demersum è gia ricresciuta in maniera eccessiva mentre l' Hemianthus micranthemoides stenta a ripartire ma il risultato è discreto e lo spazio ottenuto nella composizione è notevole.


La foto ovviamente non è quella di una composizione finita in quanto non ho ancora deciso un nuovo layout che sfrutti lo spazio ottenuto e le piante sono ancora sofferenti per la drastica potatura.

giovedì 27 maggio 2010

Muschio

Ho sempre identificato il muschio del mio acquario come Taxiphyllum barbieri (Java Moss) in quanto come tale mi era stato venduto.

Osservando le foto di vari acquari ho però notato che la crescita del Taxiphyllum barbieri è più orizzontale rispetto a quella del mio muschio che, appena possibile, tende a crescere verso l'alto.
Consultando il sito Aquamoss che, a mio parere, è il più completo esistente sull'argomento, ho tentato l'identificazione analizzando in dettaglio il muschio a partire dalla sua struttura.

La scarsa ramificazione e la foglia relativamente piccola mi permettono di escludere l'appartenenza ai generi Vesicularia e Fissidens ma sembrerebbe confermare l'appartenenza al genere Taxiphyllum. Ho però notato la somiglianza con la crescita tipica del Leptodictyum riparium (Stringy Moss)... la foto seguente presa dal sito Aquamoss confronta, nell'ordine,
Vesicularia dubyana, Taxiphyllum barbieri e Leptodictyum riparium.

La foto non risolve completamente i dubbi in quanto, confrontando la sola struttura il muschio in mio possesso potrebbe essere sia Java che Stringy moss.
Ho quindi cercato di confrontare le "foglie" del muschio in mio possesso con quelle dei due muschi indicati (Java e Stringy).

Ingrandendo al massimo la foto del mio muschio si notano le "foglie " approssimativamente lanceolate (una successiva osservazione al microscopio conferma tale osservazione mostrando delle foglie molto allungate:


che assomigliano a quelle del Leptodictyum riparium:



e molto meno a quelle del Taxiphyllum barbieri che sonopiù corte e "arrotondate":

Quindi sia la struttura che il tipo di crescita sembrerebbero confermare che quello in mio possesso è Leptodictyum riparium. Ciò non cambia molto il metodo di coltivazione in quanto è un muschio che sopporta caratteristiche ambientali simili al Taxiphyllum barbieri, cambia invece la modalità di impiego in acquario in quanto lo sviluppo nettamente verticale, di cui ho effettivamente riscontro, lo rende più adatto ad uno sfondo rispetto ad una coltivazione su legno in un punto focale o in primo piano.

lunedì 30 novembre 2009

Modifiche e nuovi inquilini

Settimana molto intensa di lavori nell'acquario...
All'inizio della scorsa settimana ho tagliato i muschi infestati da alghe filamentose ottenendo un doppio beneficio:
- la scomparsa totale di queste alghe
- un miglioramento del layout


Chiaramente le alghe sono scomparse completamente non solo per il taglio eseguito ma anche per tutti gli interventi di pulizia e correzione del piano di fertilizzazione.

Il risultato mi ha invogliato a portare avanti il progetto al quale manca un prato di primo piano. Dopo aver provato a realizzarlo con l' Utricularia graminifolia, l'Hemianthus callitricoides e Lilaeopsis brasiliensis che sono letteralmente implose ho deciso di provare l' Eleocharis parvula.
Purtroppo nei negozi vicino a casa ho trovato disponibile solo Eleocharis acicularis che cresce fino a 15 cm invece che fino a 7 cm circa come la parvula.
Essendo comunque una pianta che supporta egregiamente le potature ho acquistato comunque un vasetto per vedere se riuscivo a coltivarla nel mio acquario.



Se l'esperimento riesce niente impedisce di sostituirla con la parvula...


Ecco le caratteristiche di questa pianta con alcuni commenti raccolti su vari siti:

Eleocharis acicularis (Tropica No. 133)
Famiglia: Cyperaceae
Provenienza: Cosmopolita
Altezza: 10-15 cm

Larghezza: 5+ cm
Luce: media-molto intensa

Temperatura: 15-25 °C

Durezza: Molto dolce - dura

pH: 5-8
Crescita: Media

Pianta semi-emersa dalle lunghe foglie sottili di colore verde chiaro, necessita una buona e costante fertilizzazione del terreno e CO2. Tenerla alta 4 cm significa ottenere un prato fitto e compatto. In Eleocharis acicularis [...] non scendere sotto i 6 cm per ottenere l'effetto ondulante degli steli. Per i primi piani meglio Eleocharis parvula.

Ecco la pianta dopo la pulizia e l'estrazione dal vasetto:


Mentre ero nel negozio sono stato attirato da una vasca di Tetra testa rossa che venivano venduti per Petitella Georgiae. Essendo un bel po' che cercavo questo tipo di tetra non ci ho pensato su molto ed ho acquistato tutto il gruppo di 7 pesci.
Ero già informato sul fatto che di questo tipo di tetra ne esistono tre specie quasi identiche e che Petitella non è quella più facilmente reperibile.
Quindi quando sono arrivato a casa ho confrontato i pesci da me acquistati con la documentazione in mio possesso di cui si può trovare una traduzione nel sito di Vergari e sono convinto che i pesci da me acquistati siano Hemigrammus bleheri.


Ecco la loro scheda:

Hemigrammus bleheri Géry & Mahnert, 1986
Tetra testa rossa
Lungh. Max: 3.6 cm SL
Ambiente: Bentopelagico; acque dolci;
pH: 5.0 - 6.0;
dH: 5 - 12
temp: 23°C - 26°C
Distribuzione: Sud America: Rio Negro e affluenti del fiume Meta.

Il risultato dopo avere introdotto le nuove piante e i nuovi pesci nell'acquario è estremamente piacevole.

L'acquario sembra molto più naturale e rilassante.

mercoledì 15 luglio 2009

Spostamento muschio

Pur non avendo aspirazioni da aquascaper, ogni tanto modifico qualcosa per rivalutare esteticamente l'acquario, soprattutto quando un certo dettaglio comincia a non piacermi più.
Da quando ho introdotto i muschi in acquario li ho ancorati ai rami presenti. Alla prima eccedenza ne avevo piantato un ciuffo vicino ad una delle rocce nella speranza che il muschio la ricoprisse almeno parzialmente.
Il ciuffetto è cresciuto parecchio ma vicino alla roccia stonava e nascondeva le piante vicine. Quindi ho deciso di spostarlo sopra la roccia fissandolo leggermente alla stessa (con i suoi stessi steli).





L'effetto è quello di mettere decisamente in evidenza le piante vicine coprendo una area che altrimenti risultava troppo vuota.
Al miglioramento hanno contribuito anche una decisa potatura della Ceratophyllum demersum e la notevole crescita della Cardamine lyrata.

giovedì 9 luglio 2009

Cardamine lyrata

A marzo dello scorso anno avevo introdotto nell'acquario una pianta di Cardamine lyrata che, nei mesi successivi, era cresciuta notevolmente fino ad Agosto, quando forse per le alte temperature raggiunte la pianta si è praticamente liquefatta...
Le foglie erano divenute trasparenti e le nuove crescite erano minuscole per cui ipotizzavo anche qualche carenza di nutrienti. Ero riuscito a salvare due o tre steli lunghi un paio di cm con ancora qualche minuscola foglia attaccata.
La mia speranza era che, con il calo delle temperature (l'acquario d'inverno è termostatato a 24°C) e il ripristino del corretto equilibrio la pianta si riprendesse.

La ripresa, in parte c'è stata, dai rametti salvati se ne sono prodotti di nuovi (getti laterali), le foglie si sono ingrandite leggermente, ma le piante non crescevano in lunghezza rimanendo basse e comunque con un aspetto misero.

Lo scorso mese al rialzarsi delle temperature le varie piante hanno improvvisamente ripreso a crescere e adesso hanno abbondantemente raggiunto la superficie.



Visto che quest'anno non abbiamo ancora avuto molte giornate calde (la temperatura dell'acquario non ha ancora superato i 27,5 °C) resta il dubbio di cosa accadrà quando arriveranno le alte temperature...


venerdì 27 marzo 2009

Ceratophyllum demersum

La Lilaeopsis è completamente implosa... penso per la scarsa luce. L'Althernanthera non sembra avere sorte migliore quindi quando mi è stato regalato uno stelo di una piantina un po' meno esigente l'ho accettato di buon grado.

Ecco alcune informazioni raccolte qua e la su internet:
Ceratophyllum demersum: Tropica No. 021
Famiglia: Ceratofillacee.
Origine: Cosmopolita
Lunghezza: 5-200 cm.
Temperatura: 10-30°C
pH: 6.00 - 9.00
Illuminazione: intensa
Crescita: veloce
Riproduzione: talea
Difficoltà: facile
Moltiplicazione: per talea

Descrizione: Pianta erbacea perenne sommersa, munita di fusti ramificati e molto fragili, articolati; foglie sessili in verticilli, multifide in lacinie filiformi; sono raggruppate a sei o dodici con una lunghezza singola variabile dagli 8 ai 40 mm di lunghezza, e possono essere semplici o biforcate. I fiori raggiungono come massima i 2 mm di lunghezza e sono difficilmente notabili in quanto i loro petali hanno una colorazione verde come il resto della pianta,fiori solitari all'ascella delle foglie, quelli maschili in alto,quelli femminili in basso.
Il frutto consiste in una noce di 4–5 mm di lunghezza, solitamente con tre spine, due basali ed una apicale, per un totale di 1–12 mm di lunghezza.

Cresce in prevalenza in acque immobili o poco mosse, in stagni od acquitrini con una temperatura estiva di 15-30 °C ed uno status nutriente molto ricco.

Richiede cure costanti, regolari fertilizzazioni, CO2 ed acqua limpidissima.

Sovente è utilizzata per ossigenare acquari , è una pianta che ama fluttuare liberamente in superficie piuttosto che rimanere ancorata al substrato. Non possiede radici ma può anche essere ancorata ad un sasso senza bisogno
di interrarla.

Questa pianta è veramente efficace contro la lotta allo sviluppo delle alghe, dato che si nutre delle stesse sostanze nutritive e produce delle sostanze nocive che frenano il loro sviluppo.

Ecco lo stelo regalatomi che compare in mezzo alle piante di Limnophila:



lunedì 9 marzo 2009

Rifacimento primo piano

Il tentativo di rallentare il flusso del filtro per miglirarne l'efficienza è fallito nel giro di due giorni. Le piante mostravano un notevole peggioramento per cui ho ripristinato quello che ormai ritengo il livello ottimale.

La Lilaeopsis, che sembrava essere la pianta in migliori condizioni è decisamente peggiorata: foglie piccole, scure, piene di alghe (staghorn). Ne ho rimossa la maggior parte (a sinistra) per fare posto all' Hemianthus Callitrichoides, che sembra riprendersi, e tagliato a raso quella restante (a destra).

Vista la ripresa della Calli ne ho acquistato un nuovo vasetto per vedere se questa volta riesce ad avviarsi meglio.

Ho rimosso tutte le alghe e ripreso a fertilizzare a pieno ritmo sia con la fertilizzazione settimanale, sia integrando giornalmente Fe e K. Non si notano segni di alghe (a parte le staghorn) e le piante sembrano migliorare.

lunedì 26 gennaio 2009

Lilaeopsis

Rispetto alle altre piante provate per il primo piano, dopo un paio di settimane, la Lilaeopsis sembra avere attecchito bene.
Gli steli che erano stati piantati vicino al vetro frontale mostrano che la pianta sta stolonando bene. Per la pianta della foto ho stimato una crescita di 5-7 cm in due settimane scarse.




Le piante sembrano abbastanza fitte nonostante la luce relativamente scarsa.




Inoltre alcuni steli mostrano la crescita di una specie di fiori minuscoli...


Un'altro effetto collaterale è che l'aggiunta delle ultime piante sembra avere fatto regredire notevolmente le alghe.

mercoledì 14 gennaio 2009

Nuove piante

Dopo due mesi passati a combattere le alghe, senza avere conseguito risultati definitivi, ho deciso di aggiungere piante all'acquario in modo da sottrarre ulteriormente nutrienti alle alghe.

La prima pianta aggiunta è stata scelta d'impulso: ho visto un bel cespuglio di Alternanthera reineckii e ho deciso di provare ad aggiungere una nota di colore all'acquario. Ecco
alcune informazioni raccolte in giro per internet:

Alternanthera reineckii 'Purple' (lilacina) Tropica No. 023B
Famiglia: Amaranthaceae
Provenienza: Sud America
Altezza: 15-40 cm
Larghezza: 10-15 cm
Luce: intensa
Temperatura: 17-28 °C
Durezza: dolce-media
pH: 5-7
Crescita: lenta

L' Alternanthera reineckii è una pianta palustre che proviene dal sud America, dove cresce lungo le rive dei fiumi, dei laghi, ed in zone sottoposte a cicliche inondazioni e conseguenti esondazioni.

Raggiunge un’altezza anche superiore ai 30 cm;
le foglie raggiungono una lunghezza di 3-4 cm con una larghezza di 2 cm circa ed hanno un colore rosso intenso nella pagina inferiore e rosso screziato di verde sulla superiore. Il colore rosso è proporzionale all'intensità luminosa.
Il fondo deve essere costituito da materiale piuttosto fine, assolutamente non calcareo, e ricco di nutrienti.
Gradisce acqua leggermente acida (ph 6,5), tenera (5-6 dgh), tollera temperature che oscillano dai 18 ai 26°C, anche se si adatta anche a periodi in cui la temperatura è più elevata.
Un buon dosaggio di CO2 è utile per la coltivazione in acquario di questa pianta.




La seconda pianta scelta rappresenta l'ennesimo tentativo di creare un pratino di primo piano.
Dopo l'imposione dell' hemianthus callitrichoides (ne rimangono alcune foglioline in lenta ripresa) e la lenta disintegrazione dell' Utricularia graminifolia (della quale sopravvivono due ciuffetti), ho deciso di provare con la Lilaeopsis brasiliensis:

Lilaeopsis brasiliensis Tropica No. 040
Famiglia: Apiaceae
Famiglia: Amaranthaceae
Provenienza: Sud America
Altezza: 4-7 cm
Larghezza: 5+ cm
Luce: intensa
Temperatura: 15-26 °C
Durezza: indifferente
pH: 6-8
Crescita: lenta

La Lilaeopsis brasiliensis è una pianta da primo piano che può crescere molto compatta solo a fronte di una adeguata illuminazione. In genere è molto tollerante nei confronti dei parametri chimico fisici dell'acqua ma necessita di costante fertilizzazione e CO2.




Entrambe le piante scelte in teoria sono esigenti in fatto di luce quindi per il mio acquario possono risultare inadatte ma spero riusciranno almeno a sottrarre alle alghe nutrienti per il periodo necessario. La loro introduzione comunque è risultata gradevole alla vista d'insieme.



giovedì 23 ottobre 2008

Hemianthus micranthemoides

Mi sono state regalate delle talee di una pianta, dall'aspetto molto gradevole, che ho identificato come Hemianthus micranthemoides.



Ecco alcune informazioni raccolte in giro per internet:

Hemianthus micranthemoides (sin. Micranthemum micranthemoides), Tropica No. 048A

Famiglia: Scrophulariaceae
Provenienza: North America
Altezza: 5-15+ cm (30 secondo alcune fonti)
larghezza: Width 5-15 cm
Luce: da 0,5 W/l in su
Temperatura: 18-28 °C
Durezza: ininfluente
pH: 5-8
Crescita : Veloce
Riproduzione : talea

Pianta palustre a stelo diffusa nel nord del continente americano, il fusto è sottile e raggiunge un altezza, indicativa, media di 15 cm, le foglie piccole (10 x 3 mm circa) e verde chiaro sono disposte in posizione decussata (diametralmente opposte tra loro).
I suoi getti, in condizioni adeguate di luce, sono striscianti, e possono diventare molto intensi e ramificati.
Preferisce un ph acido o neutro, fondo soffice, e regolare erogazione di co2.

Uno dei punti deboli è la sensibilità ai prodotti chimici utilizzati nei trattamenti in acquario.

mercoledì 10 settembre 2008

Legatura del muschio

Dopo una potatura del muschio (taxiphyllum barbieri - java moss) ho provato una tecnica nuova per trapiantare l'eccedenza:
Normalmente il muschio viene legato a rocce o tronchi per facilitarne il naturale attecchimento, mentre in questo caso volevo usarlo come pianta da primo piano.
Dopo il taglio di circa 4 cm, di un ampio ventaglio di muschio, ho trattenuto la parte tagliata con le pinzette ed ho provveduto ad una legatura, con del filo di cotone scuro, a circa 5mm dalla base del taglio (come ho schematizzato nel disegno).


Tirando il nodo la base si restringe mentre la parte superiore rimane ordinatamente disposta verso l'alto. A quel punto è sufficiente tagliare il filo in eccedenza ed interrare il muschio fino alla legatura.
Nella foto si può notare la differenza fra un ciuffo di muschio legato (a destra) ed uno non legato che è cresciuto in maniera molto disordinata (a sinistra).



venerdì 11 luglio 2008

Utricularia graminifolia

La scorsa settimana sono riuscito ad acquistare finalmente una pianta di utricularia graminifolia (Tropica No 049B) per il primo piano.
Si tratta di una piamta carnivora
dotata di utricoli per la cattura di piccoli insetti, semiemersa, originaria dell' Asia. Non dovrebbe crescere più di 2-5 cm e quindi come prato dovrebbe essere eccezionale.
La vasca più famosa basata quasi essenzialmente su questa pianta penso sia quella di Oliver Knott presso lo Kölle-Zoo, Ludwigshafen .

Il tempo di acclimatazione, secondo più fonti, è di 6-8 settimana poi, nelle condizioni ottimali dovrebbe formare un prato in poco tempo.

Come consigliatomi dal venditore ho lasciato la maggior parte degli steli nel grondan interrandolo, ma ne ho estratta una parte per verificare la differenza di propagazione degli stoloni.

Per il momento la pianta è ancora sofferente per la spedizione...

venerdì 27 giugno 2008

Carenze 4


I sintomi di carenza stanno sparendo!

Dopo la prematura morte di una neocaridina ho ripristinato la CO2 e, nella fretta, ho anche esagerato con il lievito per cui l'emissione di CO2 è decisamente alta.
Non so se si tratta di una conseguenza diretta ma in una sola giornata la Limnophila è crescita di 5 cm abbondanti in alcuni steli e il fusto sembra raddoppiato...


Bisogna tenere presente che, da quando sono comparsi i primi problemi, ho, comunque, iniziato a fertilizzare con Bicarbonato di Potassio e che nelle ultime due settimane ho alzato la dose di fertilizzante da 10 a 15 ml.

La somma di queste cose sembra avere risolto i vari sintomi di carenza:
Il muschio, le microsorium e le due piante di anubias sono stabili in buone condizioni anche se le alcune foglie di microsorium non sembrano riprendersi dai problemi precedenti.

La cardamine sembra ancora soggetta a clorosi in alcune foglie più vecchie ma presenta nuove crescite; l'echinodorus è stabile.
L' hemianthus callitricoide stà stolonando in maniera incredibile rispetto a prima.

Nei prossimi giorni vedrò di effettuare le dovute verifiche misurando i valori dell'acqua e valutando i progressi.

venerdì 11 aprile 2008

Limnophila Sessiflora

Circa un anno e mezzo fa un collega mi ha regalato una pianta che gli era stata venduta come Cabomba e come tale l'ho identificata fino a qualche giorno fa.
Casualmente sfogliando uno dei libri in mio possesso ho notato come le foto della Cabomba e della Limnophila fossero state scambiate fra di loro: in una pagina dove si parlava di piante a stelo le foto erano corrette mentre nelle schede delle piante erano invertite. Dopo aver verificato con altre fonti ho scoperto (ovviamente) che l'errore c'era ma era al contrario. La pianta che avevo sempre identificato come Cabomba è in realtà una Limnophila
Sessiflora.

L'errore, a quanto leggo in giro, è molto comune e la maggior parte dei testi demandano l'identificazione all'osservazione dei fiori. In realtà l'identificazione è abbastanza semplice: osservando il fusto della pianta nel punto in cui si dipartono le foglie la Cabomba ha due rami opposti sui quali si apre il ventaglio di foglie. La
Limnophila presenta invece una raggiera di rami dai quali si diparte il ventaglio di foglie come nella foto che segue:Non molto nitida ma sufficientemente comprensibile...

La differenza è notevole. La Limpnophila è una pianta molto più adattabile della Cabomba e questo spiega gli ottimi risultati ottenuti anche con poca luce. Il tasso di crescita nel mio acquario è di circa 5 cm alla settimana.
Quando poto le piante a volte ripianto gli apici sostituendo parte delle piante già radicate. Questo perchè ho notato che dopo alcune potature i fusti tendono a sfibrarsi e rompersi; inoltre gli apici sono, solitamente, più folti.
La potatura favorisce anche la comparsa di nuovi getti alla base e in questo caso cerco di preservarli.

L'effetto di un gruppo di queste piante visto dall'alto è meraviglioso. Ecco una foto (volutamente sfocata) dell'insieme: