giovedì 25 febbraio 2010

Velocità del filtro

La relativa assenza di alghe, riscontrata in acquario nell'ultimo periodo, mi ha permesso di osservare una relazione diretta fra la pulizia della pompa e l'aumento di alghe (filamentose, staghorn e spot). Per pulizia della pompa non intendo la pulizia del filtro biologico ma della sola pompa e del filtrino meccanico della stessa che consiste in un quadrato da 1cm quadrato di spugna sintetica.

In generale (e semplificando di molto) le alghe sono favorite da un eccesso di ammoniaca (NH3) o ammonio (NH4) causata a sua volta da una scarsa nitrificazione rispetto ad un eccesso di sostanze organiche inquinanti. La nitrificazione è sfavorita da:
- temperatura bassa
- PH basso
- O2 scarso (caso di concorrenza con altri batteri non nitrificanti e consumatori di ossigeno)
- KH basso (cala il PH)
- flusso del filtro (velocità) non adeguato.


Considerando che alla pulizia del filtro di protezione della pompa corrisponde un aumento di velocità del flusso e che, tale aumento favorendo l'ossigenazione dovrebbe sfavorire le alghe è evidente che l'aumento di ossigenazione indotto non ha una entità tale da apportare benefici.

Si suppone che la pulizia della pompa non vada ad influenzare parametri del tipo temperatura, PH o KH anche se in realtà la variazione di ossigenazione e maggiore dispersione di CO2 dovute ad un aumento di velocità del flusso potrebbero influire nel PH. Quindi tutto sembra indicare che dopo la pulizia la velocità del flusso diventi eccessiva e non permetta ai batteri la nitrificazione di tutto l'NH presente. Questo combacia con l'osservazione che quando il flusso dell'acqua rallenta a causa dell'intasamento del filtro biologico l'aspetto generale della vasca è migliore e l'acqua è più limpida. Lo stesso effetto si ottiene pulendo a fondo l'acquario e quindi contribuendo manualmente alla diminuzione del carico organico.

Quindi il filtro intasato ha già un ossigenazione corretta e una velocità adeguata al processo di nitrificazione rispetto al carico organico presente. Sicuramente il filtro sta sempre lavorando al limite ed è sottodimensionato ma, essendo un filtro interno risulta difficile modificarne la capacità ...

lunedì 1 febbraio 2010

Aquascaping ed estetica

Dopo avere visto pubblicati gli ultimi risultati dell' AGA Contest mi ero ripromesso di fare alcune considerazioni in merito allo stato attuale dell' aquascaping. Tale proposito nasce dal sempre maggior numero di lavori, presentati ai contest, raffiguranti degli scorci che sono più assimilabili a paesaggi terrestri che acquatici, opere che secondo molti (compreso il sottoscritto) non andrebbero etichettate come acquari ma come lavori artistici di categoria separata.

Va premesso che considero la maggior parte di tali lavori come delle opere d'arte che, per me, sarebbe impossibile eguagliare. Quindi non ho alcun titolo a mettere in discussione la qualità tecnica ed estetica di tali opere, ma vorrei comunque fare il punto su come, secondo me , dovrebbe apparire un acquario. E' ovvio che trattandosi di un giudizio estetico personale possa trovare o meno accordo a seconda di quanto sia vicino il gusto estetico di chi leggerà queste note.

Fatte le suddette premesse trovo discutibile l'utilizzo del termine "acquari" per queste vasche in quanto la loro estetica si allontana notevolmente da quello che è il mio concetto di acquario ed in particolare di "Nature Aquarium" o come si usa dire da noi "Aquario naturale".
Sicuramente i miei concetti estetici sono influenzati dai primi lavori di Takashi Amano o, perlomeno, da quelli presentati nel primo libro della serie "Nature Aquarium World". Egli stesso in una intervista del '97 a proposito dei concetti alla base dei suoi lavori diceva "Observing Nature, Learning from Nature, & Applying what you learned,in creating Nature within the aquarium" ovvero: "Osservare la natura, imparare da essa, applicare ciò che avete imparato per creare la natura nell'acquario".

Leggere queste parole senza contestualizzarle è, comunque, fuorviante in quanto si potrebbe pensare all'"acquario biotopo" come acquario ideale. Non ritengo che sia così ne per quanto riguarda l'estetica ne per la qualità ambientale. Infatti alcuni biotopi sono sicuramente esteticamente poco validi e non è detto che, vivere una vasca di tale tipo, sia per i nostri pesci meglio che vivere in una vasca meno specializzata. Per quanto impegno si possa spendere nella realizzazione difficilmente il biotopo ricreato in vasca sarà fedele al 100% all' ambiente naturale che si desidera rappresentare, sia per il grande numero di variabili in gioco, sia per i limiti intrinseci del voler rappresentare un ecosistema aperto all'interno di un ambiente chiuso. La realizzazione di un acquario che simbolicamente rappresenta un ambiente naturale può essere, e spesso lo è, tecnicamente più semplice rispetto al ricreare un ambiente specifico e quindi ci sono maggiori probabilità di creare un ambiente salubre per piante e pesci.

Scartato il biotopo e andando ad analizzare meglio le affermazioni di Amano non si possono dimenticare le sue origini giapponesi e la sua cultura che sicuramente risente dei principi dello scintoismo e dello zen. Principi che sono presenti in tutte le arti visive giapponesi e dai quali sicuramente T. Amano è influenzato. Tali principi si riflettono anche in molte vasche cosiddette "Iwagumi" che secondo me hanno rappresentato il punto di passaggio fra lo stile "naturale" e quello stile che definirei, in mancanza di termini più adeguati, "landscaping" , ovvero di rappresentazioni di paesaggi terrestri negli acquari.
Ciò che forse a molti aquascaper è sfuggito è che per gli orientali lo stile Iwagumi è una rappresentazione simbolica della realtà non una sua fedele imitazione. Rappresentazione che fa un uso di proporzioni e spazi vuoti che sono, per quanto esteticamente validi, lontani da una rappresentazione naturale di un ambiente acquatico tanto quanto gli ordinati vialetti degli acquari "olandesi".

La natura possiede uno spontaneo (passatemi i termini) "ordine caotico": le piante in natura non sono separate da netti confini, ma mescolate fra di loro, cercando l'una di penetrare lo spazio dell'altra ma nello stesso tempo costrette al loro posto da leggi naturali di competizione reciproca (per la conquista di luce e altri nutrienti). Ne risulta un armonia difficile da imitare in un acquario forzato entro uno schema, ma possibile in un acquario accompagnato nella sua crescita. Questa mia ipotesi troverebbe conferma nel fatto che Amano affermava che le sue vasche non erano destinate a essere immediatamente dismesse ma, al contrario "They are designed for long term setup." (Sono progettate per allestimenti a lungo termine) e quindi, in un certo senso, destinate a progredire e evolvere.

Non si dovrebbe comunque pensare ad un'acquario spontaneo ed abbandonato a se stesso come un acquario ottimale (con abbandonato a se stesso si intende ovviamente dal punto di vista estetico non dal punto di vista della manutenzione la quale non è assolutamente in discussione andando altrimenti a scapito della salute dei nostri pesci). L'estetica zen, come ben espresso da Okakura Kakuzo ne "Lo zen e la cerimonia del tè" o anche da Alan Watts in "La via dello zen", e ben ricca di esempi in merito a arrangiamenti di giardini, opere d'arte, gestualità cerimoniali, apparentemente naturali e casuali. Apparentemente; ma in realtà tali in quanto frutto del disciplinato e ripetuto esercizio fino al raggiungimento dello stato di spontaneità. Termine quest'ultimo che viene assegnato sia appunto al risultato, sia al metodo e ai gesti impiegati per ottenerlo che il ripetuto esercizio deve far divenire la condizione naturale dell'operatore.

Lo stato di naturale spontaneità è proprio, a mio parere, il tocco mancante delle opere incriminate. Paesaggi estremamente curati, ordinatissimi, tecnicamente perfetti ma mancanti di quell'emozione che può regalare un acquario e, ancora di più, un acquario naturale. Tale stato di spontaneità è a volte reso con il termine giapponese wabi-sabi ma l'uso di tale termine è corretto solo se interpretato (ancora una volta) nel solo ambito estetico .

Vorrei tornare momentaneamente sull'argomento dell'acquario biotopo prima liquidato forse troppo in fretta. Ho accennato a difficoltà alla corretta e fedele riproduzione di un ambiente naturale per il grande numero di variabili in gioco. Molti sarebbero pronti a sostenere di avere pensato a tutto prelevando acqua e arredi dall'ambiente originario, avendo avuto cura di temporizzare e quantificare correttamente l'illuminazione e i flussi della corrente e chissà quant'altro. Va tutto bene ma a quanti è venuto in mente di tenere conto dei cicli stagionali o delle escursioni termiche giornaliere? Chi può dire di riuscire a riprodurre la corretta torbidità dell'acqua?

Un'altra considerazione poi è relativa al modo in cui presentiamo esteticamente i nostri plantaquari posizionando in primo piano le piante basse e sullo sfondo, quelle più alte con il terriccio del fondo dell'acquario che tende a scendere dallo sfondo al primo piano. Ciò è assolutamente necessario nei nostri acquari, in quanto in caso contrario le piante più alte nasconderebbero alla vista le più basse, ma contrasta con la posizione in natura in quanto solitamente le piante più alte si sviluppano nel acqua più profonda e viceversa. Ovviamente per questo specifico caso non c'è differenza fra una tipologia e l'altra di acquario ma ho ritenuto opportuno citare l'ennesimo esempio di quanto la ricostruzione di un ambiente sia limitata da vincoli tecnici e pratici.

Detto questo ribadisco che prima dell'estetica globale sia da valutare la verosimiglianza dell'acquario con un ambiente acquatico, ben vengano valutate la sua salute globale, l' estetica e la tecnica applicata ma mai ponendo l'ultima come primo requisito. Il rischio è di trovarci acquari perfetti dal punto della realizzazione, esteticamente validi ma destinati a durare il tempo di un concorso... troviamogli un nome ma non chiamiamoli acquari!

martedì 19 gennaio 2010

Ittio

L'ittio o più propriamente Ichthyophthirius multifiliis è a mio parere una delle malattie peggiori che può infestare un acquario, e ovviamente non ha mancato di farsi viva. E' comunemente indicata come malattia dei puntini bianchi a causa della sua manifestazione più ovvia: dei puntini di 0,5-1,5 mm di colore bianco che altro non sono che il parassita che si è innestato sulla cute dei pesci dopo avere superato le loro barriere naturali. Si può trovare una buona indicazione del problema e dei suggerimenti su Acquaportal anche se il thread in questione è piuttosto datato e le soluzioni riportate non sono attuabili. Ecco un esempio di un esemplare che maggiormente manifestava il problema:


La malattia ha colpito il mio acquario a fine dicembre e in sei giorni il risultato è stato quello di avere cinque Cardinali falciati. Appena identificato il problema (avevo solo un pesce colpito) sono corso al negozio di acquari per cercare dei medicinali adeguati. Mi aspettavo già la risposta (avendone letto qualcosa in merito) ed ho avuto la triste conferma: a causa delle nuove norme di legge nei negozi di acquariofilia non ci sono più in vendita medicinali.

A questo punto sono intervenuto con una soluzione da primo intervento come indicato in vari forum:
- Ho alzato la temperatura dell'acqua a 25 gradi cioè all'interno dell'intervallo che accelera il metabolismo del parassita. Questo dovrebbe teoricamente far si che esso passi più rapidamente alla seconda fase quella in cui si stacca dall'ospite. Ovviamente a questo punto sarebbe ottimale intervenire sulla vasca in modo da impedirgli di continuare i cicli successivi e attaccare nuovi ospiti.
- Ho evitato accuratamente fertilizzazioni, cambi d'acqua e qualsiasi operazione potesse portare stress agli animali e conseguenti indebolimenti del loro sistema immunitario.

Non potevo sperare ovviamente in un risultato immediato ma il decesso di due esemplari in due giorni ed il contagio immediato di quasi tutti i pesci in vasca mi ha preoccupato.
Ho provato, quindi, a prelevare uno degli esemplari più colpiti ed immergerlo, in una soluzione di acqua e sale, in una diversa vaschetta. La soluzione in questione doveva agire da blando antiparassitario ma ha solo rallentato di alcune ore la fine del povero animale.

A quel punto ho provato a riassumere mentalmente alcuni concetti che avevo appreso:
Questo parassita è praticamente sempre presente nelle nostre vasche ma in condizioni normali i pesci ne sono immuni. Questo finquando qualche stress fisico abbassa le loro difese immunitarie permettendo al parassita di incistarsi sulla cute. Una delle cause principali indicate sono infatti i bruschi shock termici in occasione dei cambi d'acqua.
Ovviamente sono sempre consigliate delle adeguate condizioni igieniche generali della vasca.

A quel punto ho provato il mio rimedio iniziando con un cambio d'acqua effettuato al rallentatore. Questo avrebbe rimosso per quanto possibile almeno le sostanze nocive in eccesso. Ho fatto attenzione che il termometro fosse perfettamente stabile versando l'acqua al rallentatore e facendola circolare in vasca man mano che ne aggiungevo.
Ho versato una dose aggiuntiva di biocondizionatore in vasca visto che fra i benefici dello stesso oltre all'abbattimento delle sostanze nocive ci dovrebbe essere un miglioramento della mucosa protettiva dei pesci.
Ho acquistato e somministrato immediatamente del cibo ipervitaminico, sia per variare la dieta sia per aiutare la risposta immunitaria dei pesci, e delle vitamine (Minaroll - eSHa).

Nei giorni successivi la situazione andava visibilmente migliorando e anche se ho perso altri due esemplari tutti gli altri sono sopravvissuti. Onestamente non credo che senza queste attenzioni si sarebbero salvati.
Notevole il fatto che nonostante siano stati tutti colpiti gli Hemmigrammus non hanno avuto perdite...


Ho quindi:
- introdotto il cibo ipervitaminico nella dieta intervallando ogni 15 giorni ai mangimi standard già utilizzati.
- continuato l'utilizzo di vitamine per altri 20 giorni decrescendo lentamente la dose e restando pronto a reintrodurle ai primi segni di malessere.
- modificato le modalità di cambio dell'acqua rallentando l'operazione che ora dura un ora e facendo attenzione a minimizzare il salto termico.

Non penso di reintegrare immediatamente i pesci defunti in quanto ogni volta che ho superato la ventina di esemplari in vasca ho avuto problemi di questo tipo. Questo potrebbe indicare che è un limite della vasca (o più probabilmente del filtro) che non riesce a sostenere una popolazione maggiore.

lunedì 30 novembre 2009

Modifiche e nuovi inquilini

Settimana molto intensa di lavori nell'acquario...
All'inizio della scorsa settimana ho tagliato i muschi infestati da alghe filamentose ottenendo un doppio beneficio:
- la scomparsa totale di queste alghe
- un miglioramento del layout


Chiaramente le alghe sono scomparse completamente non solo per il taglio eseguito ma anche per tutti gli interventi di pulizia e correzione del piano di fertilizzazione.

Il risultato mi ha invogliato a portare avanti il progetto al quale manca un prato di primo piano. Dopo aver provato a realizzarlo con l' Utricularia graminifolia, l'Hemianthus callitricoides e Lilaeopsis brasiliensis che sono letteralmente implose ho deciso di provare l' Eleocharis parvula.
Purtroppo nei negozi vicino a casa ho trovato disponibile solo Eleocharis acicularis che cresce fino a 15 cm invece che fino a 7 cm circa come la parvula.
Essendo comunque una pianta che supporta egregiamente le potature ho acquistato comunque un vasetto per vedere se riuscivo a coltivarla nel mio acquario.



Se l'esperimento riesce niente impedisce di sostituirla con la parvula...


Ecco le caratteristiche di questa pianta con alcuni commenti raccolti su vari siti:

Eleocharis acicularis (Tropica No. 133)
Famiglia: Cyperaceae
Provenienza: Cosmopolita
Altezza: 10-15 cm

Larghezza: 5+ cm
Luce: media-molto intensa

Temperatura: 15-25 °C

Durezza: Molto dolce - dura

pH: 5-8
Crescita: Media

Pianta semi-emersa dalle lunghe foglie sottili di colore verde chiaro, necessita una buona e costante fertilizzazione del terreno e CO2. Tenerla alta 4 cm significa ottenere un prato fitto e compatto. In Eleocharis acicularis [...] non scendere sotto i 6 cm per ottenere l'effetto ondulante degli steli. Per i primi piani meglio Eleocharis parvula.

Ecco la pianta dopo la pulizia e l'estrazione dal vasetto:


Mentre ero nel negozio sono stato attirato da una vasca di Tetra testa rossa che venivano venduti per Petitella Georgiae. Essendo un bel po' che cercavo questo tipo di tetra non ci ho pensato su molto ed ho acquistato tutto il gruppo di 7 pesci.
Ero già informato sul fatto che di questo tipo di tetra ne esistono tre specie quasi identiche e che Petitella non è quella più facilmente reperibile.
Quindi quando sono arrivato a casa ho confrontato i pesci da me acquistati con la documentazione in mio possesso di cui si può trovare una traduzione nel sito di Vergari e sono convinto che i pesci da me acquistati siano Hemigrammus bleheri.


Ecco la loro scheda:

Hemigrammus bleheri Géry & Mahnert, 1986
Tetra testa rossa
Lungh. Max: 3.6 cm SL
Ambiente: Bentopelagico; acque dolci;
pH: 5.0 - 6.0;
dH: 5 - 12
temp: 23°C - 26°C
Distribuzione: Sud America: Rio Negro e affluenti del fiume Meta.

Il risultato dopo avere introdotto le nuove piante e i nuovi pesci nell'acquario è estremamente piacevole.

L'acquario sembra molto più naturale e rilassante.

martedì 10 novembre 2009

Analisi del layout

Volendo migliorare il layout dell'acquario ho tentato di fare un analisi di quello esistente.
Per fare questo ho imitato la tecnica di analisi descritta nel blog Aquatic Eden.
Prima di analizzare il layout attuale ho voluto riprendere il progetto iniziale per poter confrontare gli scostamenti dall'idea di base...


Il progetto iniziale prevedeva una forma decisamente triangolare creato con l'aiuto di un misto di legni e rocce. La roccia sul punto focale doveva venire nascosta dalla crescita di una pianta protagonista che, inizialmente, ipotizzavo essere una pianta a rosetta. Tale disegno prevedeva sulla destra un prato con un elemento riempitivo che doveva essere una Cardamine Lyrata.
Questo sicuramente è un errore formale rispetto al disegno triangolare ma ero convinto che la "leggerezza" di tale pianta non andasse a disturbare il disegno globale.
Col senno di poi posso dire che questo è un errore in quanto la Cardamine con la sua crescita disordinata e non facilmente controllabile è inadatta per un layout formale.


Le piante presenti all'avvio avevano permesso un certo rispetto del layout a triangolo ma si intravedeva un elemento di disturbo visivo: la cerniera del coperchio a destra, quando non è nascosta, è veramente brutta. Per nasconderla ho introdotto la Cardamine e altre piante sul lato destro abbandonando il layout triangolare...


Come si vede dalla foto seguente, a parte la necessità di una potatura il layout è decisamente ad U...


Dalla traccia fatta nella foto la concavità è spostata troppo a sinistra rispetto al punto focale. Questo non è un grosso problema in quanto gli spazi vuoti a destra suggeriscono che una adeguata potatura può bilanciare questo spostamento riportandolo a destra.

Un po più grave è il fatto che la crescita dell' Hemianthus micranthemoides ha coperto l'avvallamento fra le due rocce di destra e spostato il punto focale sull'unica roccia rimasta visibile.


La presenza di altri due punti focali secondari non migliora la situazione in quanto non corrispondono con i punti notevoli della sezione aurea.

A questo punto ho cercato di capire dove lo sguardo dell'osservatore viene guidato durante la visione della vasca. Qui le cose si fanno confuse ...


Lo sguardo viene guidato in varie direzioni sia dai giochi di luci/ombre sia dalla posizione degli steli delle piante che la corrente non indirizza in maniera armonica. In questo caso la parte che necessita di una maggiore revisione è quella di destra.

Infine risulta utile evidenziare i piani della profondità:


Lo sfondo (in blu) è tutto sommato corretto e può essere migliorato con una potatura.

Il primo piano (verde) e il secondo (giallo) in un paio di punti non sono chiaramente identificabili.
In particolare il grosso cespuglio di muschio centrale è stato incluso nel secondo piano, ma poichè le due piante di Anubias sembrano fare parte di un unico "livello", il tronco retrostante aggiunge un piano di troppo rispetto allo sfondo.
Per contro l'eccessiva altezza del cespuglio in questione rende impossibile includerlo visivamente nel primo piano.

Si tratterà di capire quindi se sarà sufficiente una drastica potatura del muschio o se è preferibile l'eliminazione completa del cespuglio che, oltretutto, sembra particolarmente attaccato da alghe filamentose.

In conclusione il layout concavo è quasi irrinunciabile a causa delle antiestetiche cerniere del coperchio.
Le piante sullo sfondo vanno potate per riordinare il layout.
Il secondo piano va rivisto a destra per migliorare i flussi a sinistra per ripristinare il corretto punto focale.
Il cespuglio di muschio in primo piano va completamente riconsiderato.
Per ultimo: manca ancora all'appello un prato nel primo piano...

lunedì 2 novembre 2009

Pulizia Alghe

Due settimane di lotta alle alghe hanno portato dei risultati... le alghe si sono limitate ad aggredire due ciuffi di muschio e non si sono diffuse nella vasca.
La procedura adottata è stata:
- Riduzione di mezz'ora del fotoperiodo.
- Riduzione del 50 % di tutto il protocollo di fertilizzazione e del 75% per i nitrati aggiunti.
- Pulizia approfondita dell'acquario ad ogni cambio d'acqua.
- Aumento del 25% della quantità d'acqua sostituita settimanalmente (da 10+5 l a 10+10l).
- Rimozione manuale delle filamentose.

Per quanto riguarda la rimozione delle filamentose, visto che i muschi avevano quasi raggiunto la superficie, ho colto l'occasione per un colpo di forbice.



Adesso sembrano molto innaturali ma, come ho osservato in altre occasioni, il taglio fortifica notevolmente il cespuglio che non è più soffocato da se stesso.
La potatura dei due cespugli è molto evidente dalle foto che seguono una scattata prima e una dopo il taglio.

Prima


Dopo


Il taglio più evidente è nel cespuglio centrale che risulta più basso di 4-5 centimetri e tagliato di netto in cima.

giovedì 15 ottobre 2009

Sostituzione lampada - alghe

Dopo circa un mese dal cambio della lampada, puntualissime, nonostante tutte le precauzioni sono arrivate le alghe.
Alcune staghorn sono presenti sui margini fogliari delle Microsorum. Solo alcune foglie già rovinate presentano il problema... che ho risolto con la rimozione delle foglie incriminate.
Le classiche filamentose in questo momento sono visibili solo su un cespuglio di muschio.
Il cespuglio, oltretutto, aveva avuto nell'ultima settimana una crescita esponenziale che, erroneamente avevo attribuito ad altri fattori e non all'incremento luminoso.
Ecco lo sviluppo in momenti diversi:

14 Luglio
20 Settembre

10 Ottobre

E' più che evidente come la crescita dell'ultimo mese sia molto maggiore di quella precedente durata 2 mesi. Tale crescita è molto maggiore di quello che le foto fanno percepire sia per il diverso angolo di campo delle stesse sia per il fatto che la parte maggiore della crescita è avvenuta in direzione perpendicolare al piano della foto.

Analizzando bene l'ultima foto si nota, intorno agli steli del muschio, un alone verde che non è dovuto ad un problema di messa a fuoco della foto ma alle filamentose. Il problema si è manifestato in tutta la sue evidenza trè giorni dopo lo scatto.

L'ipotesi discussa con altri acquascapers che il calo delle temperature estive abbia contribuito alla crescita del muschio è a questo punto invalidata. Non mi convinceva comunque molto questa ipotesi in quanto il muschio incriminato è Taxiphyllum barbieri e nel sito Aquamoss (che a mio parere è una buona fonte per l'argomento) si indica chiaramente che tale muschio continua ad avere una buona crescita perfino a temperature eccedenti i 30°C. Temperatura che non ricordo di avere mai superato in acquario durante l' estate scorsa.

Altra ipotesi era che l'aumento di fertilizzazione di Carbonio Organico (Azoo Carbon Plus: 2ml in più alla settimana su 80l netti di acqua) avesse contribuito alla crescita. Tale ipotesi non contrasta con la presenza delle alghe in quanto anch'esse potrebebro avere tratto giovamento dalla maggior fertilizzazione, soprattutto in presenza di una maggiore intensità luminosa.
Per risolvere il problema ho effettuato il solito cambio settimanale accompagnandolo ad una migliore pulizia della vasca. Ho mantenuto la fertilizzazione invariata ed ho ridotto di 30 minuti il fotoperiodo ritardando l'accensione delle lampade al mattino.